Per le Comunità Energetiche Rinnovabili (CER) in Italia si apre una nuova fase di sviluppo che porta con sé un approccio che va a valorizzare la funzione sociale di questa forma di condivisione di energia e quindi la componente di cittadini e Pubblica Amministrazione.

A introdurre elementi di novità è stato l’atteso decreto che ha delineato i contorni attuativi delle Comunità Energetiche Rinnovabili (decreto n. 414 del 7 dicembre 2023 pubblicato il 7 febbraio in Gazzetta Ufficiale). Questo atto normativo, insieme alle successive regole operative del Gestore dei Servizi Energetici (GSE), è destinato a far crescere in modo decisivo la diffusione delle CER nel Paese. 

Le principali novità riguardano l’esclusione delle grandi imprese (cioè le imprese con oltre 250 dipendenti, con fatturato annuo superiore a 50 milioni di euro e bilancio annuo superiore a 43 milioni di euro) e l’introduzione di una soglia per l’accesso agli incentivi per le piccole e medie imprese membri delle Comunità Energetiche Rinnovabili. Nel dettaglio, gli incentivi destinati alle PMI su base annuale non possono superare il 55% della quota di energia condivisa. Nel caso in cui la tariffa premio si cumuli con un contributo in conto capitale tale soglia scende al 45%. 

Per tutto il territorio nazionale è stata confermata la tariffa che incentiva l’uso dell’energia rinnovabile prodotta e condivisa localmente. Per i Comuni piccoli, con meno di 5.000 abitanti, è stato, inoltre, previsto un contributo PNRR a fondo perduto che copre fino al 40% dei costi di realizzazione di un impianto di produzione di energia rinnovabile, inserito in una CER.  L’obiettivo del decreto CER è di incentivare la produzione e la condivisione locale fino a 5 GW di nuova potenza installata entro il 2027.